Platform Switching

Caratteristica importantissima nella scelta di una sistematica implantare.. ma cosa è???

Molte volte ne sentiamo parlare come un “Mismatch” tra la parte chirurgica e la parte protesica dell’impianto dentale.. proprio cosi, consiste nel accoppiare la parte endossea dell’impianto ad una parte protesica di diametro ridotto con la formazione di un angolo di 90°tra le due parti.

Come altre scoperte in medicina anche questa sembra essere stata casuale, accoppiando degli impianti “wide” (in sostituzione a impianti falliti) con abtument standard di diametro inferiore.

Ma che vantaggio clinico conferisce al sistema implanto-protesico??

Albrektsson e coll descrivono la perdita ossea perimplantare in due momenti:

la prima immediatamete dopo la connessione corona abutment-impanto di circa 1,5 mm

la seconda di 0,2 ogni anno successivo… dopo 5 anni avremmo una perdita di 2,5mm!!!!

Questa perdita potrebbe esporre delle spire dell’impianto e sfociare in una perimplantite.

Radiograficamente viene descritta come una Osteolisi a scodella o Saucerization.

Wagenberg e coll in uno studio del 2010 riportano una perdita d’osso in impianti dotati di platform switching inferiore ai 0,8mm..platform switching

Questo enorme vantaggio clinico viene descritto secondo tre teorie:

 

Biomeccanica: riducendo infatti il diametro dell’abutment, la zona di stress si sposta dal collo dell’impianto (corticale) e si distribuisce lungo l’asse dell’impianto.

 

Centralizzazione dell’ampiezza biologica: infatti spostando il micro gap della connessione abutment-impianto avremmo una riduzione della osteolisi verticale e un aumento del tessuto connettivo che proteggerà il nostro impianto.

 

Microbica: il mancato riassorbimento perimplantare impedisce la formazione di un ambiente anaerobico con riduzione degli agenti patogeni intorno all’impianto.

Quindi avere un abutment ridotto rispetto al diametro dell’impianto consente di ottenere una miglior stabilità dei tessuti molli e dell’osso peri-implantare rispetto a impianti riabilitati con piattaforme tradizionali.

Le indicazioni di una riabilitazione implanto protesica del genere, sono in tutti quei casi dove vogliamo mantenere sia i tessuti duri che molli stabili nel tempo:

  • Nei casi in cui dobbiamo conservare al massimo l’osso corticale
  • Pazienti parodontopatici
  • Zone estetiche dove i volumi ossei e mucosi sono importantissimi
  • Osso di scarsa qualità (teoria biomeccanica), preferiamo concentrare le forze (soprattutto quelle di taglio) lungo l’asse dell’impianto.
  • Flessibilità nel posizionamento dell’impianto soprattutto nella distanza “impianto-impianto”

 

 

Trick:

  • Presenza di tessuto blando: soprattutto gengiva aderente e tessuto connettivo
  • Tecnica chirurgica a ridotto impatto traumatico (ghost flaps)
  • Corretto posizionamento dell’impianto (inclinazione, direzione ecc)
  • Impianti bone level
  • Utilizzare fin da subito componenti impantoprotesici di diametro ridotto
  • Evitare overload protesici

 

Molto bello il video della Tekka

 

Vigolo, P, Givani A. Platform-switched restorations on wide-diameter implants: A 5-year clinical prospective study. Int J Oral Maxillofac Implants 2009;24:103-109.

Fickl S, Zuhr O, Stein JM, Hurzeler MB. Peri-implant bone level around implants with platform-switched abutments. Int J Oral Maxillofac Implants 2010;25:577-581.

– See more at: http://thecuriousdentist.com/what-is-platform-switching-and-does-it-work/#sthash.XPk2aClI.dpuf

A cura di Fabio D.

 

 

 

 

 

Circa l'autore

Fabio De Propis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Copyright © 2016. Created by Evolve Studio