IMPRONTE SU IMPIANTI

Abbiamo già trattato vari argomenti sugli impianti sulle caratteristiche ideali sui vantaggi e svantaggi  delle forme, delle connessioni, delle superfici ecc… oggi voglio parlare di una delle fasi più importanti della chirurgia implanto-protesica: il momento dell’impronta.

Prima di tutto chiariamo il concetto di impronta in implantologia, si tratta della rilevazione di una posizione tridimensionale nello spazio dell’impianto e non la ricerca del dettaglio della preparazione. Essa è ottenuta con l’utilizzo di transfer preparati dall’industria che si adattano alla testa dell’impianto. È quindi molto importe quando andiamo a scegliere una casa implantare dare importanza oltre alla qualità costruttiva degli impianti anche agli accessori relativi alla metodica prescelta.

Esistono diversi tipi di impronta su impianti: l’Impronta pick-up (a portaimpronte aperto) e l’Impronta a strappo (riposizionata o a portaimpronte chiuso).

Oltre al tipo di impronta che andremo a fare è importante la scelta del materiale di impronta. Si distinguono diverse classi di materiali da impronta: gli idrocolloidi reversibili e irreversibili, i materiali rigidi e quelli elastomerici.  La scelta del materiale deve essere condotta in base a una valutazione delle sue caratteristiche fisiche, meccaniche, biologiche ed economiche in relazione al tipo di riabilitazione che si intende attuare.

 

IDROCOLLOIDI MATERIALI RIGIDI ELASTOMERI
-drocolloidi a base di agar -gesso -siliconi per addizione
-idrocolloidi a base di alginato -resina -siliconi per condensazione
-paste all’ossido di zinco-eugenolo -poliesteri
-polisolfuri

 

Ciascuna di queste classi di prodotti presenta vantaggi e svantaggi.
La comprensione delle caratteristiche e dei limiti di ciascun materiale deve essere alla base del loro impiego nella pratica clinica.

Le caratteristiche che deve avere il materiale da impronta sono:

-rigidità del materiale,

-la stabilità dimensionale,

-l’assenza di tensioni

-la memoria elastica.

L’idrocolloide reversibile a base di agar è un materiale elastico eccellente e di notevole precisione  ma in implantoprotesi  è sconsigliato per la sua scarsa rigidità per l’ elevato costo e  non sono stabili dimensionalmente.

Gli alginati (idrocolloidi irreversibili) sono materiali dall’ampia diffusione odontoiatrica. Considerate le loro qualità e il loro modesto costo economico vengono utilizzati comunemente per il rilevamento di impronte di studio o per creare il modello dell’arcata antagonista agli elementi da protesizzare.  Per la loro scarsa riproduzione del dettaglio, stabilità dimensionale e resistenza allo strappo questi materiali devono essere esclusi dal novero dei materiali da impronta di precisione.

I materiali da impronta di precisione di più comune utilizzo si dividono in due categorie: materiali rigidi e materiali elastomerici, I più utilizzati sono a base di polieteri o silicona ma il gesso è il materiale d’elezione per rilevare l’esatta posizione degli impianti.

La contrazione lineare del materiale per impronta, che influenza la distanza impianto–impianto, può variare dallo 0,03% del polietere allo 0,08% dei polivinilsilossani. Un’ impronta solo in polietere, è scientificamente provato, può
avere un gap in media di 190 micron, per ridurre questa contrazione è consigliato l’utilizzo di portaimpronta individuale, lo splintaggio dei copying con materiale autoindurente e, nella procedura di carico immediato, l’utilizzo di una dima chirurgica modificata per la rilevazione diretta della posizione implantare con resina autopolimerizzante.

Impronta pick-up (a portaimpronte aperto)

Questo tipo di impronta prevede che i transfer rimangano all’interno dell’impronta stessa. Per fare questo, essi dovranno avere viti di collegamento all’impianto sufficientemente lunghe da fuoriuscire dalle pareti del portaimpronte.

Nel caso in cui si esegua un’impronta pick-up su esagoni interni non sarà attuabile il blocco rigido dei transfer, perciò dovrà essere usato solo materiale elastico e la direzione di disinserzione dell’impronta avrà un suo peso nell’accuratezza del risultato finale.

Uno dei punti salienti dell’impronta pick-up (su impianti multipli) è quello di bloccare rigidamente i transfer tra loro. Questo eviterà il possibile movimento nell’impronta durante la fase di avvitamento dell’analogo da laboratorio.

Tutte le prove eseguite finora mostrano come l’impronta pick-up, a parità di tecnica e con impianti multipli, presenti un modello in cui la distribuzione spaziale degli impianti è riprodotta in modo più accurato.

Le tecniche proposte a questo scopo sono state numerose.

Una prevede l’utilizzo di blocchi in resina che sono successivamente incollati tramite cianoacrilato oppure l’utilizzo diretto del cianoacrilato dopo avere unito i transfer con un filo metallico da ortodonzia (il filo cerato non dà attracco al cianoacrilato). Un’altra proposta è stata quella di utilizzare resine composite sempre per minimizzare i livelli di distorsione. Poi anziché la resina si ha iniziato a provare il gesso (da impronta) come materiale di blocco.

Vantaggi: l’impronta pick-up, a parità di tecnica e con impianti multipli, presenti un modello in cui la distribuzione spaziale degli impianti è riprodotta in modo più accurato. Questa tecnica è indicata anche per più impianti o per un’arcata intera e per impronte di impianti e denti naturali insieme.

 

 

PROTOCOLLO

1.Dopo la presa d‘impronta con alginato si realizza un portaimpronte individuale che viene rinforzato e perforato nella zona degli impianti.

2.Prima della presa d‘impronta, devono essere tolte le viti di guarigione e/o il provvisorio.

3.Prima di inserire il transfer, la vite viene spinta verso il basso in modo da offrire una guida aggiuntiva durante l‘inserimento. Infatti, nel transfer aperto, il collegamento interno è accorciato per permettere una presa d‘impronta senza compressioni anche in caso di divergenze assiali.

4.Il transfer viene appoggiato fino allo scatto della zona antirotazione.  Quando il transfer è alloggiato correttamente sulla spalla dell’impianto, una tacca visibile sulla vite deve toccare il bordo superiore del transfer. Se il meccanismo antirotazione non è scattato, la tacca sulla vite non è visibile. In tal caso, è necessario orientare nuovamente il transfer e verificare che sia ben alloggiato.

5.Durante l’adattamento del portaimpronte individuale bisogna fare attenzione che i fori nel tray non vengano toccati né dal transfer né dalla vite.

6.solidarizzare i transfer. O con la resina o con filo metallico a cui si aggiunge cianoacrilato o con il gesso iniettato con una siringa di plastica.

7.Si prende l’impronta con un materiale a base di silicone o polietere. I transfer sono inseriti nel materiale tramite la ritenzione. Fare attenzione all’esattezza dell’impronta nella zona perimplantare.

8.Per togliere il portaimpronte, si allentano e si sfilano le viti per consentire la rimozione del cucchiaio che verrà poi consegnato all’odontotecnico insieme alle viti.

9.Terminata la presa d’impronta, si possono reinserire le viti di guarigione

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Schermata 2016-05-13 alle 12.52.59

https://www.youtube.com/watch?v=28KtfMjBHhM

 

Impronta a strappo (riposizionata o a portaimpronte chiuso)

In questo tipo di impronta il transfer non è rimosso insieme all’impronta ma rimane attaccato all’impianto. Una volta rimossa l’impronta, si svita il transfer che ha la vite corta e lo si congiunge all’analogo da laboratorio. Il tutto è quindi riposizionato nell’elastomero. Ovviamente non esiste più il pericolo di muovere il transfer nell’impronta stessa durante l’avvitamento. È quindi inutile bloccare rigidamente i transfer tra loro; questo è sicuramente un vantaggio. I transfer dovrebbero avere una lunghezza di almeno 8 mm.

 

 

Svantaggi:

-il riposizionamento di un pezzo all’interno di un’impronta in elastomero è difficile e può non essere corretto, senza che l’operatore se ne accorga. (Per migliorare questo aspetto, le case produttrici di impianti hanno escogitato diverse soluzioni che vanno dalla forma del transfer stesso all’uso di cappette di plastica o metallo che sono inserite sul transfer e rimosse con l’impronta stessa. )

-possibilità di movimento del transfer riposizionato nell’elastomero durante le manovre necessarie allo sviluppo del modello.

– La possibile presenza di un disparallelismo degli impianti, specie se marcato, comporta un’elevata deformazione del materiale da impronta durante la rimozione.

Tutti questi problemi associati fanno sì che l’impronta con riposizionamento non sia precisa come quella pick-up. L’impronta con riposizione del transfer è quindi raccomandata per la preparazione di provvisori.

transfer_da_impronta_per_vite_passante_per_impianto_bifasico_smile_esagono_interno

Trick:

Avvitare la vite del tranfer in modo adeguato con un dinamometro a 32 N.

La verifica più semplice dell’esatto accoppiamento e migliore è quella visiva: scostando il tessuto marginale è possibile apprezzare (anche con l’ausilio di uno specillo appuntito) la presenza o l’assenza di un gap tra impianto e transfer.

 

Paola Polatti

 

-Autore: SICOI – Societa’ Italiana di Chirurgia Orale ed Implantologia ; Manuale di Chirurgia Orale; Elsevier-Masson, Edizione:  2011 , Volume:  Unico

-Giovanni Dolci; I materiali da impronta implantoprotesici

-Roberto Rossi, DDS, Nino Squadrito DLT;L’impronta individualizzata per ottenere la massima precisione ed estetica in protesi fissa su impianti ; Quintessence international · January 2006

 

 

Circa l'autore

Fabio De Propris

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