Il segreto professionale

Tempo fa abbiamo parlato del consenso informato e delle sue caratteristiche medico-legali; oggi tratteremo assieme un altro aspetto etico e giuridico della nostra professione. L’odontoiatra è un professionista a continuo contatto verbale con i propri pazienti, che molto spesso, per sfogare lo stress emotivo indotto anche delle terapie odontostomatologiche, tendono a parlare con il professionista stesso.

Appare quindi evidente che il medico e anche il dentista siano custodi oltre che delle patologie che affliggono i propri pazienti anche delle informazioni inerenti la loro sfera personale.

Da ciò deriva una necessaria tutela della riservatezza del paziente, regolamentata nella professione medica sia a livello disciplinare dal codice di deontologia medica, sia a livello normativo dall’art. 622 del Codice Penale.

In particolare il Codice di Deontologia Medica 2014, titolo 2, Capo III, Art. 9, in materia di segreto recita:

Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o che può conoscere in ragione della sua professione; deve, altresì, conservare il massimo riserbo sulle prestazioni professionali effettuate o programmate, nel rispetto dei principi che garantiscano la tutela della riservatezza. La rivelazione assume particolare gravità quando ne derivi profitto, proprio o altrui, o nocumento della persona o di altri. Costituiscono giusta causa di rivelazione, oltre alle inderogabili ottemperanze a specifiche norme legislative (referti, denunce, notifiche e certificazioni obbligatorie):

a) – la richiesta o l’autorizzazione da parte della persona assistita o del suo legale rappresentante, previa specifica informazione sulle conseguenze o sull’opportunità o meno della rivelazione stessa;

b) – l’urgenza di salvaguardare la vita o la salute dell’interessato o di terzi, nel caso in cui l’interessato stesso non sia in grado di prestare il proprio consenso per impossibilità fisica, per incapacità di agire o per incapacità di intendere e di volere;

c)- l’urgenza di salvaguardare la vita o la salute di terzi, anche nel caso di diniego dell’interessato, ma previa autorizzazione del Garante per la protezione dei dati personali.

La morte del paziente non esime il medico dall’obbligo del segreto. Il medico non deve rendere al Giudice testimonianza su ciò che gli è stato confidato o è pervenuto a sua conoscenza nell’esercizio della professione. La cancellazione dall’albo non esime moralmente il medico dagli obblighi del presente articolo.”

Tale articolo fa una sintesi della norma penale (l’articolo 622 del Codice Penale: “ Chiunque, avendo notizia per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito , se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino ad un anno o con la multa da € 30 a € 516. Il delitto è punibile a querela della persona offesa”), e fa riferimento al codice della tutela dei dati personali. Tuttavia il professionista deve saper ben distinguere tra segreto professionale e tutela dei dati personali, meglio conosciuta come, tutela della privacy.

In giurisprudenza, viene definito oggetto di segreto ogni argomento che riguardi l’individualità altrui e che non sia comunemente comprovato e noto, di cui si abbia contezza per motivi inerenti la posizione lavorativa o assimiliata che si rivesta.

Sono tenuti quindi al segreto, il medico odontoiatra, l’igienista dentale, l’assistente alla poltrona, la segretaria e l’odontotecnico.

Nel testo rigoroso del CDM si nominano le giuste cause di rivelazione, cioè quel per cui la rivelazione sia prevista da una norma di diritto. Distinguiamo giuste cause imperative: casi di obbligo di referto, denuncia obbligatoria e denuncia sanitaria; giuste cause permissive: Caso fortuito o di forza maggiore, Costringimento fisico, Errore di fatto, Errore determinato dall’altrui inganno, Consenso dell’avente diritto, Difesa leggittima e Stato di necessità (rispettivamente: art. 45, 46, 47, 48, 50, 52, 54 del codice penale).

Casi particolari: minori e pazienti sieropositivi

Se in generale, nella pratica medica quotidiana queste norme possono essere seguite applicandosi nel buon senso e nella riservatezza, due particoalri situazioni richiedono attenzioni specifiche: i minori e i pazienti sieropositivi.

Per quel che riguarda i minori, è soprattutto la categoria adolescenti che può creare qualche disagio, in quanto ancora soggetti sotto la tutela legale dei genitori ma che già possiedono una certa indipendenza di natura intellettuale. Esempio classico: il minore nella nostra stanza e in assenza del genitore ci rivela che fuma, ma che non vuole che il genitore lo sappia. Come posso comportarmi?Con delicatezza ma anche autorevolezza, il professionista deve innanzitutto informare e convincere l’adolescente a smettere di fumare in quanto dannoso per la propria salute. Se il minore si dimostrasse reticente nel seguire i nostri consigli, con la dovuta discrezione è il caso di studiare con i genitori una strategia per convincerlo a cambiare il proprio stile di vita in uno più salutare.

Stesso discorso per i pazienti che scoperti sieropositivi non avvisano i propri familiari (coniuge soprattutto) mettendoli quindi a rischio di contagio. Prima però di avvisare il coniuge, è utile fare un’interrogazione al garante della privacy, spiegando il problema e facendoci consigliare. Infatti in questi casi ci si sente sempre nella scomoda posizione tra incudine e martello, cioè dal diritto alla privacy e il dovere del segreto professionale e tra il diritto alla salute e alla tutela della salute pazienti e della società (in caso appunto di malattie infettive come HIV etc.).

Riferimenti Bibliografici

Codice di Deontologia Medica 2014.

Codice Penale

NORELLI G.A., PINCHI V. Odontologia forense, Ed. Picnic

 

a cura della dott.ssa Sara Bernardi

Circa l'autore

Dr.Valerio Di Calisto

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